Il lamento del fabbro nudo

50lire

Chi non ricorda le vecchie 50 lire? Ci usciva, nei nostri anni ’70, un ghiacciolo semplice, mai un Arcobaleno né, ancor peggio, quelli “buoni”, ovvero ricoperti di cioccolato, oppure i Cuccioloni col biscotto. Quelli costavano 100, perfino 200 lire.

Ti ritrovavi queste 50 lire per effetto di un favoretto che avevi fatto a tuo padre (aiutarlo a infiascare il vino, a lavare la macchina, a annaffiare l’orto) e correvi felice verso il baretto per gustarti il gelatino all’arancio nella canicola estiva.

Capitava, a volte, di incantarsi ad osservare la figura che era ritrattata nel retro della moneta: un misto di forza ed eleganza rappresentata da un giovane fabbro, nudo, che batteva sull’incudine con una mazza. Spesso – chi non lo ha fatto? – ti veniva da pensare che, nelle sue condizioni, era n’attimo andare a finire sul piano dell’incudine con gli accessori pendenti, e allora sai che gniaulìi!

L’atteggiamento di certe persone che nella vita preferiscono guardare, in un bicchiere pieno all’80%, il 20% vuoto mi fa pensare a quel giovane fabbro che decide motu proprio di mancare il bersaglio e squagliarsi una palla sull’incudine. E’ successo ad Ascoli, recentemente, anzi direi che nel calcio – e quindi anche ad Ascoli – succede spesso. Spiegazione dell’antefatto, per i non ascolani o i non appassionati di calcio: i bianconeri in evidente crisi di risultati riportano 3 punti di platino da Padova, battendo l’affermato Cittadella in corsa per il primato della B. E che ti fanno i lagnosi piceni: cominciano il lamento del fabbro nudo.

E che culo, e hanno ammonito solo loro, e l’arbitro facié a parte che nu’, e s’è nventate l’espulsione, e Perez nen è de categoria, e Giorgi è rutte, e Aglietti nen è tutte quelle che se decié, e Bellini caccia ssi solde, e se a gennaio nen chempreme na limana ce n’arieme dritte in Lega Pro, e la tribuna chisà quant’è pronta, e era megghie che invece del centro sportivo ce chemprava Marilungo, e senza ferrovia Ascoli-Roma è nu brutte campà, e in America tante è Trump e tante è la Clinton, e che c’è mannate affà la sonda Schiaparelli su Marte.

A questo punto la palla è spappolata, le ciuette-inside felici e il mondo adeguatamente grigio. E questo – beninteso – succede spessissimo dalle nostre parti.

Da quanto sopra un semplice assunto. Fate vobis per l’atteggiamento da adottare con i fabbri svestiti, ma io adotto il mio: indifferenza totale e senza quartiere. Non permetto agli altri di sporcare il mio cielo. Verrà il tempo per reincazzarsi per un risultato bugiardo, una prestazione meno che dignitosa, una caterva di gol mancati. Nel frattempo, però, preferisco vivere. Vivere sereno mentre il fabbro gestisce torvo il suo dolore, consolato solo dallo spargere malessere, dal provocare flames, dal rovinare l’attimo, dal gestire l’umore altrui.

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